La caduta di Chiaucese ci
fa passare il sorriso a tutti scendiamo a recuperarlo io e Warsaw e
vicino a un tornate troviamo Claudio che assiste il nostro cercando
di controllare che la moto sia funzionante.
I danni non sono gran
cosa, una candela rotta, il fanale e la leva freno anteriore
strusciati e rigati, la pedalina destra storta e una paio di
strusciate sparse qua e là, la freccia anteriore e lo specchio
destro sono anche loro da rivedere decisamente…
Cambiamo la candela e
cerchiamo di isolare i cavi della freccia destra per evitare che
andando in corto gli facciano saltare qualche fusibile e smontiamo lo
specchio destro che non sta più in posizione e rischia solo di
rompere le balle.
Mentre siamo lì
arriva anche Marmo e dopo aver appurato che effettivamente Chiaucese
non abbia altro che la ferita al ginocchio, non è proprio una
ferita diciamo che sembra un’altra bocca e difatti al pronto soccorso
gli daranno 14 punti … porca paletta…
Mettiamo in moto il V11
incidentato che parte senza problemi, luci ok, clacson ok, i freni
sono a posto Marmo da una manata per spingere in basso il culone del
V11 e questo non si muove e capiamo che il settaggio della
sospensione posteriore è stato quasi certamente la causa
dell’incidente, vabbè ormai è tutto passato
suggeriamo al Chiaucese di controllare per benino le sospensioni
appena rientrato a casina e poi lo salutiamo e lo lasciamo alle
amorevoli cure di Claudio che lo assisterà fino alle 4 del
pomeriggio circa.
Noi torniamo al
ristorante e piazziamo le gambe sotto al tavolo.
La cucina è
mooolto variegata, si fa dal porco in forma di salsicce e ragù
al porco in forma di Porchetta….
fantastico.
Riempiti gli stomaci
decidiamo di ripartire e ci dirigiamo con passo calmo verso la cima e
poi svoltiamo in direzione di Bedonia salutando gli amici Alecafè
ed Enrico che devono rientrare a casa e tiran dritti per Piacenza,
noi proseguiamo la nostra discesa verso valle lungo una strada
decisamente piacevole e ricca di splendidi curvoni lungo i quali si
incontrano i soliti mazinga zeta intutati, uno dei quali era seduto
appoggiato al guard rail in attesa dell’ambulanza.
Il panorama è
sempre piacevole ma complice la pancia piena la discesa, che di norma
non mi piace molto, mi ritrovo presto distanziato dagli altri che mi
seminano letteralmente e la memoria del simil Valentino Rossi seduto
in attesa dell’ambulanza spegne ogni mio desiderio velleitario.
Poco dopo aver raggiunto
il fondo valle risaliamo verso la vetta in direzione Bedonia e verso
il fantastico Cento Croci la risalita e il traffico mi consentono di
riavvicinarmi al gruppo che scollina poco dopo scendendo verso Varese
Ligure e le prime curve dal passo che sono peraltro tutte a vista
vengono percorse dai ragazzi V11 muniti con passo spedito e il
sottoscritto rimane una volta di più indietro, questa volta
però quel che più mi frena è la paura di andar
lungo i freni incominciano a sentire la fatica, e vorrei anche vedere
a frenare un bestione di due quintali e mezzo con un’altra
quintalata di simil pilota sopra.
Arriviamo a Varese Ligure
e la stanchezza incomincia a farsi sentire, ci fermiamo di fronte al
palazzo del comune dalle cui finestre scorgiamo il fantastico
Autovelox che tanti motociclanti ha bacchettato.
Mentre stiamo scattando
due foto, qualcuno si accende una sigaretta e poi arrivano altri
motociclanti che sapendo bene cosa si nasconde in quella finestra
rallentano e salutano l’autovelox quasi fosse un vecchio amico, un
altro gruppetto tra cui spicca una CBR600 condotta da una donna e con
passeggero un’altra donna si ferma per ammirare la più
originale attrazione turistica ligure.
Poco dopo decidiamo di
fare una sosta tecnica in paese (Varese Ligure) così da
rendere modo a Warsaw e Marmo di ammirare uno dei più bei
paesini dell’entroterra ligure; in effetti Varese L. è
bellissima e tra l’altro è una cittadina molto evoluta, dal
punto di vista del risparmio energetico ad esempio sono del tutto
autonomi o meglio lo saranno fra poco e anzi venderanno energia
elettrica all’ENEL con conseguenti risparmi per tutti gli abitanti.
Dopo un caffè e un
pisciatina decidiamo di ripartire e io mi separo poco più
avanti dal gruppo che prosegue per Sestri Levante, mentre io al bivio
mi indirizzo verso casa.
Arriverò a casa
alle cinque e mezza del pomeriggio ovvero nove ore e mezza dopo
essere partito manco fossi stato al lavoro, considerando le varie
soste sono stato in sella per almeno 6 ore e mezza forse anche
qualcosa di più non ho mai fatto autostrada e non penso di
essermi mai divertito tanto in motocicletta.
Ora non vedo l’ora di
portare Nadia a visitare quegli splendidi posti e quei panorami mozza
fiato se ne avete occasione fateci un passo sui 4 passi
ne vale
davvero la pena.
Ciauz
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