Tratto dal forum di Anima Guzzista riporto questo bellissimo racconto
L’imparazione di certe cose a volte è difficile. E’ inutile sforzarci che alla fine non hai capito una mazza. Meglio sederci sopra e rivolgersi a qualcuno con le palle che te lo fa capire con poche parole.
Mimmo Giarretta le palle ce l’ha e ti spiega con tutta la pazienza.
” Insomma, Michè, la mummietta ti ha infarfucchiato.”
” E vabbè. Ti ci metti anche te con le parole egnimistiche?”
” Ti ha preso per il culo, Michè. “
” Ma chi? ”
” Lei, la mummietta. La tua Flora, sempre fasciata da vestitini stretti stretti che se ciavesse avuto un euro da qualche parte si sarebbe visto come le sue chiappe. ‘Na mummia mi pareva.”
Non ciavevo mai pensato, ma Mimmo non aveva mica torto. Con Flora facevi solo quello che voleva lei perché non c’era manco da pensarci a mettergli una mano sotto la mini. Non c’entrava nemmeno il mignolo che se ti sforzavi a infilarlo e lei faceva un movimento sbilenco, sicuro che si rompeva. Altro che mini, era peggio d’una cintura di castrità.
Però quand’era in tiraggio, toccava due bottoni e schizzava fuori allo scoperto. Con un dito si scollava lo slip di tra le chiappe e lo buttava per terra. E io mi rifacevo di tutte le volte che m’ero arrazzato a vuoto. Eccome se mi rifacevo.
“ Si, Mimmo. Mummia a vedersi, ma quando si svegliava…”
” Ti succhiava il cervello.”
” Sé, ora anche il cervello…”
” E’ un modo di dire, Michè. Ha giocato con te finchè ha raggiunto il suo scopo…”
Mi chiamo Michele e faccio il gommista e siccome prima m’era andato storto tutto, ora non mi posso lamentare.
Il lavoro m’impegola ma insomma ciò anche del tempo per spassarmela secondo cosa mi frulla e un cento in tasca non mi manca.
Il sabato sera vado sempre al Ciubéi ch’è un localino dove si beve e si balla. Mi piaciono le donne ma devo dire che non sono di certo un gran figo che gli cascano tutte ai piedi. Con me rimangono ritte parecchio, perché io come modi di fare son propio un torsolo.
Però al Ciubéi qualcuna l’avevo rimorchiata. Robe che le portavi a casa una volta e poi non ne volevi più, tutte coi copertoni parecchio logori. D’altronde quando tira troppo bisogna dargli spago sennò son seghe amare.
Una sera son lì seduto a un tavolo che mi succhiello piano piano un daichiri e c’e un sacco di gente. Io guardo quelli che ballano, ma più che altro le donne. Da come si dimenano qualcuna me lo fa tirare che mi pare d’avere un cartello indicatore: ecco, vedi con quella poi magari provaci. La pista è luminata, i tavoli invece sono un po’ in ombra.
” Senti, ti dispiace se mi siedo qui? In giro è tutto pieno.”
La guardo e una succhiata di daichiri mi va d’attraverso. Quando smetto di tossire ho gli occhi lacrimosi. Bellina come una bambola. Tette e culo in esibicion strizzati in un vestitino che non so come ciaveva fatto a entrare.
” Comodati, comodati!” dico appena riesco a rifiatare. “Voi un daichiri?”
Così conoscei Flora e quella serata non la dimenticherò mai neppoi mai.
Si ballò parecchio, si bevette parecchi beveroni che ci tenevo a fare lo splendente. Mi fece un sacco di domande, cosa facevo, dove stavo, cosa aspiravo…
” Fumi?” mi chiese.
” No, neanche uno steccolo.”
” Bene. Perché a me sai mi piaciono l’ uomini seri.”
Poi quando si ballava cominciò a appiccicarmi il pancino sulla patta e più lo sentiva e più si moveva come un serpente. Io invece ero così rigido ch’ero diventato rigido anche a ballare.
Al tavolo mi stava coscia a coscia e io cominciai a carezzargli la sua con una mano. Altro che il battistrada d’una Miscelen nuova di zecca. Un velluto.
Insomma, s’andò su di giri tutt’e due che a un certo punto ci scappò insieme la stessa cosa.
Io dissi “vieni”, lei “andiamo” a casa mia? A casa tua?
In un minuto eramo fuori e io avevo inforcato la moto che già rombava. Lei di dietro, con le gambe di traverso m’abbracciava stretto e con una manina s’era aggrappata al mio piòlo come fosse una maniglia.
Partii com’una sverza e via andare.
In camera ci si spogliò, lei fece in un batter d’occhio e si sdraiò sul letto e di lì m’incitava.
” Dai, ma quanto ti ci vole a spogliarti? “
E aveva ragione perché io ero così ingazzurrito a vedere quel ben di dio che mi tremavano le mani e avevo i movimenti impastoiati. Finalmente mi tuffai nel letto e mandai a cagare tutti gli esperti che dicono che con le donne ci vogliono i pre amboli perché lei a passera boccheggiante aspettava solo che glielo sparassi dentro. E così feci.
Fu più difficile uscirci fuori. Lei ne voleva che non vi dico. Io ci davo come un matto, così s’andò avanti in uno spumante mare di goduria zeppo di mugolii e urletti di piacere per più d’un ora.
Poi si prese fiato e ci ritrovammo tutt’e due a pancia all’aria come intontiti a guardare il soffitto.
Dop’un po’ lei andò in bagno e quando tornò ci ruzzolai io. Sarà stata l’acqua fresca o il pensiero che lei era ancora di là sul letto tutta gnuda che lui si rimise a fare il bischero.
Quando rientrai in camera lei gli mise subito gli occhi addosso.
”Bello!” disse mentre mi sdraiavo “Mi piaciono gli uomini duri.”
E vidi che tra le mani aveva un vasetto di Nutella che lì per lì rimasi con gli occhi a punto interrogativo.
” L’ho trovata nel frigo in cucina perché mi piace l’uomo duro ma dolce.” Ridacchiò. “Ora mi faccio un bel gelato.”
Solo quando m’afferrò il cono alla base cominciai a capire. Infilò due dita nel vasetto e le usò come una spatola per riempirlo di Nutella ghiacciata. Cacciò il vasetto sul comodino, si sistemò nella posizione più adatta per gustarsi il gelato e cominciò a leccarlo. Mi sentii prendere da un brivido di piacere che mi partiva dalla Nutella e m’arrivava alla testa. Chiusi gli occhi ma li riaprii perché mi fascinava la sua golosità per i gelati. Anzi a un certo punto mi passò un pensiero che per un secondo mi dette una strizzatina di paura: “E’ così golosa che non gli verrà la voglia di dare un morso alla cialda?”
Macchè morso. Continuò a leccare e succhiare senza farmi sentire neanche l’ombra d’un dentino finchè un urlo di piacere e un potente schizzo che sgorgò dal cono, gli fecero capire che il gelato era finito.
”Ti è piaciuto?” Mi chiese mentre che si leccava le labbra, come se il gelato l’avessi gustato io.
” Da non ci credere. E se mi dici quali gusti ti piaciono di più ti riempio il frigo.”
La nostra relazione cominciò così e naturale che continuò. Mi disse che faceva la commessa alla Standa e volle il numero del mio cell così mi telefonava per dirmi quando veniva. Io sono negato per i numeri che non c’è verso di ricordarmeli e allora anche quello me l’ero fatto tattuare sul davanti del braccio. Glielo feci vedere e lei se lo segnò.
La Flora mi piaceva una matassa e dopo tre o quattro volte che ci si rivide sentii che ci stavo perdendo la testa, insomma ero cotto lesso. Anche se lei ciaveva un caratterino che a volte ti smontava. Per esempio una sera a letto mentre me la gustavo mi fa:
” Lo sai cosa mi sento in questo momento?”
”Che?” dico mentre sospendo il movimento.
” La tua maialina allo spiedo.” E giù una risatina. Rido anch’io e siccome sto allo scherzo dico:
” Maialona direi.”
Non l’avessi mai detto. Con uno scatto mi fece schizzar fuori.
” Ma allora sei proprio un cafone!” Ciaveva la voce inalberata. “ Ma ti sembra che maialona sia una parola da dire a una donna? Ti pare un complimento? Dio, quanto sei rozzo.”
Ci rimasi male parecchio e non ci fu più nulla da fare. Di far l’amore quella sera non ne volle più sapere anche se io gli avevo detto una serqua di scusa.
Passò la serata a parlare e farmi dei predicozzi. Perché lei era una donna sensibile e una certa coltura ce l’aveva e che io invece no, mica che non fossi un bravo ragazzo ma che dovevo migliorare perchè ero un po’ gnorante anzi parecchio. Che se volevo un consiglio lei me lo dava.
” Ma almeno leggi qualcosa.” Diceva “ Fai come me che leggo Novella 2000 tutte le settimane e lì c’impari un sacco di cose. Ma a te ti farebbe molto meglio leggere dei libri di bravi scrittori, che so, di Sciopen o dell’Artusi, tanto per fare dei nomi.”
Io ascoltavo con l’orecchio ma nella testa pensavo ch’era inutile perché per me l’imparazione delle cose difficili era propio impossibile.
Si continuò a vederci e tutto in fondo andava molto bene e una sera mentre che ero disteso come uno straccio dopo che lei s’era fatto un bel gelatone all’albicocca, all’improvviso mi fa:
” E se venissi a stare con te?”
” Dici sul serio?”
” Come no. Vorrei provarci per vedere come si sta insieme, tanto io sto con un’amica e posso venirmene qui quando voglio.”
” E allora dai “ dissi contentissimo ”corri a prendere la tua roba e comodati qui come fossi a casa tua.”
Il giorno dopo che era domenica eccola arrivare con un borsone dove ciaveva le sue cose.
” Tutto lì?” Chiesi.
” Per ora si, poi si vede.”
Si fece festa per tutto il pomeriggio e si sentiva che lei ciaveva piacere a stare con me. Volle far l’amore due volte ma con un sacco di posizioni che mi pareva d’essere Cramasutra. E siccome vedevo che gli piacevano le carezze, con le mie mani abituate ai battistrada, la passavo tutta senza lasciare una piega o una scanalatura.
Sulla sera ci venne fame e s’andò in una pizzeria dove ci fecimo fuori due vassoi di spaghetti allo scoglio.
”Voi un gelato?” dissi.
”Non qui.” Mi rispose con gli occhi a malizia.
Si stette un po’ lì a chiacchierare e lei a un certo punto mi disse che a questa cosa ci teneva molto.
” No, tu la sveglia non la metti più, che se la sento all’improvviso mi batte il cuore. Ti sveglio io che ci sono abituata a alzarmi presto. Ti preparo la colazione e ti sveglio. Stai tranquillo che anch’io ciò l’orario alla Standa.”
Così cominciò la nuova vita. La mattina mi svegliava con un bacio e quando aprivo gli occhi era già tirata a lucido. Era già scesa al bar ed era tornata su con un vassoio con le briosce e il cappuccino.
Poi scappava per andare alla Standa.
”Se aspetti cinque minuti ti ciaccompagno io con la moto…”
” No, no fai con comodo. Io prendo il bus. Ci vediamo stasera.”
E mentre lavoravo non facevo che pensare a lei e me la vedevo coi capezzoli ritti che aspettavano
le mie succhiatine e in tanti altri modi che nei pantaloni mi veniva un su e giù che pareva ciavessi un ascensore.
Finalmente arrivava sera e s’andava a mangiar qualcosa fuori perché lei in cucina era una frana che anche l’ova diceva che li venivano quadrate. A volte s’andava al cine e ci si toccava ch’era un piacere, così quando si tornava a casa potete immaginare anche voi che non si stava propio sull’attenti. E se magari capitava che a lei qualcosa li girava storto e non ciaveva la voglia giusta, era sempre pronta a farsi un bel gelato che così diceva dormi tranquillo.
Ora ero proprio innamorato e non ero mai stato così bene. Avrei fatto qualunquesiasi cosa per lei…
Erano passati venti giorni da paradiso e il ventunesimo comincia che quasi mi piglia un colpo perchè la sveglia non me l’aspettavo e faccio un salto sul letto. Dov’è Flora? Sparita. M’ha rimesso la sveglia sul comodino e via. Stai attento che ora un colpo mi piglia per davvero. Ma dov’è andata, ma perché? Sento un male dentro a me che mi fa soffrire da boia. Ma forse aveva qualcosa da fare e stasera ritorna, sicuro…
Non l’ho più rivista. L’ho cercata alla Standa ma m’hanno detto che lì non c’era nessuna Flora.
”Michè, ma allora se ciai ancora dei dubbi sei propio un coperchio e mi fai anche incazzare.” Dice Mimmo movendo una mano a carciofino.
” E’ che non capisco com’ha fatto.”
” Il numero ce l’hai tattuato sul braccio insieme a quello del telefonino e della targa della moto e lei chissà quante volte l’ha studiato. Fammi un po’ vedé… ecco… tre otto nove due sei. Cià pensato per un po’ poi cià provato. E’ venuta da te e la mattina ti portava il cappuccino. Ma prima faceva un salto al bancomat con la carta che t’aveva sfilato dal portafoglio che ciavevi nella tasca dei calzoni.
Quando tornava la rimetteva a posto e ti dava il bacino del bongiorno. Tanto te dormivi come un ghiro che la gelataia la sera ti metteva in coma. Così giorno per giorno ti raschiava un tot finché è arrivata al massimo mensile della carta. Cinquemila dindoni. Allora ha chiuso e t’ha rimesso la sveglia sul comodino che è come se t’avesse dato un consiglio “svegliati, Miche!”.
” Ho capito. Ma mi piaceva tanto e anche ora mi dirai scemo ma me la riprenderei.”
” Ti ci vorrà un pò ma ti passa. E da questa storia impara qualcosa che con le donne devi tenere sempre gli occhi aperti che non c’e n’è una che sia tutta bianca o tutta nera, come l’omo del resto.”
Eh si, Mimmo ha ragione. E’ la prima volta che l’imparazione d’una cosa mi viene facile. Devo cominciare a guardare le donne come la Iuventus: bianconere.
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