Oggi ricorre l’anniversario della morte di un uomo che è diventato mito e che nonostante non sia più tra noi continua a essere ricordato anche dalle nuove generazioni che non l’hanno vissuto.
Io ero ragazzino e non ho ricordi precisi di quei momenti, ricordo che fu un periodo triste perchè comunque era venuto a mancare un personaggio che aveva lasciato sicuramente un segno nel cuore di tanti ferraristi.
Oggi a 27 anni di distanza dalla sua dipartita c’è un amico che sul forum di Anima Guzzista l’ha saputo ricordare con un bellissimo racconto, ve lo riporto qui sotto perchè merita davvero.
L’8 maggio 1982….….. ero un bambino, e appena tornato a casa da scuola, la prima cosa che vidi fu un mezzobusto, in tv, affiancato da un immagine sfocata di una macchina distrutta, come piantata a metà nel terreno…una sagoma bianca sfrecciava al suo fianco….era un bimbo, ma ci misi poco a capire che la macchina non era piantata nel terreno, era spezzata…in formula 1 di macchine rosse ve n’erano solo due…e di queste due auto, solo una era guidata da un pilota con la tuta bianca….quel pilota orrendamente accucciato contro un palo poteva essere solo Gilles….sono passati ormai 27 anni, 27 come quel numero cui il piccolo canadese ha associato le sue imprese piu’ folli, legandolo a se ed alla Ferrari per sempre ….di sicuro non è stato il più vincente, ma ha lasciato una scia indelebile, per il suo modo di correre e di essere che, in una Formula 1 che stava iniziando a trasformarsi in quella di oggi, era già considerato d’altri tempi….
Era di origini normali Gilles, per non dire umili…..nacque e visse la sua gioventù a Berthierville, in Quebec…la sua passione per la velocità era come un fiume in piena, che straripò da subito, quando correva come un pazzo con la bici in cortile, quando il padre lo faceva guidare tenendolo sulle ginocchia a 9 anni, quando rubò l’auto di famiglia per fare un giro e la distrusse, quando volava con la sua auto, sulla strada che portava dal suo paese a Joliette, dove viveva la sua futura moglie Joanne. Gilles voleva correre, doveva correre e viveva per correre ma i soldi non bastavano mai. Iniziò con le motoslitte, dove vinse di tutto e di più, ma lui voleva le auto, e per correre e pagarsi le spese ipotecò la casa, rubò gli attrezzi,( restituendo tutto in denaro una volta diventato famoso), faceva tutto il possibile. Finchè, dopo aver stravinto in Formula Atlantic, un specie di F2 , si presentò l’occasione giusta….circuito di Trois Rivieres, cittadino all’americana, coi muri e le curve a 90°, gara a inviti con alcuni big Europei, gente del calibro di James Hunt. Gilles non vinse…. Stravinse. Umiliò tutti, uscendo perennemente di traverso, con l’alettone dietro che pelava i muri. Da lì alla Formula 1 il passo fu breve….Mclaren prima, con cui debuttò a Silverstone nel ’77, ma poi gli preferirono Tambay….poi arrivò la chiamata di Ferrari, consigliato dal suo vecchio pilota Chris Amon e da Walter Wolf….”Quanto vuole per essere felice?” Gli chiese il Vecchio….Fin da subito Ferrari aveva per lui attenzioni diverse che per gli altri piloti, forse dapprima dettate dalla sua scommessa di dimostrare al “traditore” Lauda che la Ferrari poteva rendere grande anche un pilota da motoslitte. Ma poi iniziò ad ammirare il piccolo canadese, uomo tenace, che passava le ore in officina con i suoi meccanici e che l’unica cosa per cui avesse interesse era guidare. Probabilmente vedeva un po’ di se stesso da giovane. Gli voleva bene e non ne fece mistero.
La scommessa sulle prime butta male. Gilles alla seconda gara, fine stagione ’77, vola tra il pubblico, con la macchina abbandonata da Lauda, dopo una collisione con Peterson e uccide due spettatori, che erano in postazione vietata. E nemmeno il 1978 parte granchè bene, con incidenti vari, tantissimi testacoda e qualche problema di gomme. Anche se la rogna principale era la Lotus 79 a effetto suolo . Qualche barlume si vede a Long Beach, altra tipica gara cittadina all’americana, dove Gilles va in testa con un sorpasso magistrale e conduce sinchè, nel tentativo di passare Regazzoni, vola (di nuovo) contro un muro. Da lì le pressioni per sostituirlo si fecero fortissime, ma da lì nacque il primo soprannome…L’aviatore! Verso il finale di stagione le cose migliorano, culminando con la vittoria a Montreal, nel GP di casa. L’anno dopo la Ferrari ha Grandi ambizioni….affianca a Scheckter a Gilles, al posto di Reutemann, col chiaro proposito di portarlo al titolo. Ma all’inizio è Gilles che domina, vince due Gp in fila e si candida a sua volta. Alla fine sarà comunque il Sudafricano a prevalere, ma Gilles dimostrerà di non essere inferiore, vinceranno ambedue tre gare, ed anche di essere un signore. Quando a Monza dovrà proteggere le spalle a Jody per fargli vincere il titolo lo farà, nonostante l’unico modo di tenersi in gioco sia batterlo. Purtroppo il titolo in realtà Gilles lo perse durante l’estate, quando però costruì la sua leggenda. Come scordare il giro su tre ruote a Zandwoort o il sorpasso a Lauda a Monaco , il Duello di Digione con Arnoux o la rimonta da ultimo a terzo a Zolder, per poi rimanere senza benzina a 300 metri dal traguardo. Dopo questa gara Ferrari “incoronò” Gilles, ovviamente secondo i canoni del Drake..”Oggi questo ragazzo mi ha fatto rivivere il mito di Nuvolari”. La scuderia è amichevolmente “divisa” tra i due piloti, ma fuori dai cancelli di Maranello è Gilles che catalizza su di se l’amore del popolo Ferrarista. La gente impazzisce per questo pilota, piccolo di statura e la faccia da ragazzino, ma con un cuore grosso così. E lui li ripaga con imprese fuori dal normale in gara, ed una condotta a tutto gas nella vita di tutti i giorni, presentandosi a Fiorano tra testacoda e sgommate col suo Ferrari 308, dono di Enzo in persona, oppure andando per boschi con la sua grossa Jeep Bronco a cacciarsi nei guai, solo per il gusto di trovare un modo per uscirne.
Il 1980 parte con grandi ambizioni, ma una macchina pessima, la T5, forse la peggior ferrari di sempre, lo trasformò in comprimario…lui non lesinò l’impegno comunque, ma c’era poco da fare. Forghieri, pochi anni fa disse”Voi elogiate Gilles per le vittorie o i numeri. Io invece per quella drammatica stagione 1980. Partire 16° o 17° con quella macchina e lottare come faceva lui, per arrivare bene che vada 5° o 7° erano imprese epiche e sfibranti. Lui lo faceva comunque, per il puro gusto di guidare al limite”
Il 1981 fu il primo anno del turbo, e Gilles non sapeva bene cosa aspettarsi..anche il suo compagno di squadra Pironi era nuovo in Ferrari….a inizio anno, con due vittorie da tregenda Gilles si candida al titolo…la prima a Monaco, dove nessuno avrebbe scommesso due lire su una macchina turbo, e la seconda, forse la sua più bella, a jarama, dove con un mezzo palesemente inferiore in guidabilità, con le uniche armi della potenza e della sua tenacia, domò per tutta la corsa 4 piloti affamati pronti a sbranarlo, senza che ci riuscissero….Fu la sua ultima vittoria, cui fece seguito un resto di stagione segnato da una macchina in realtà scarsa, e da qualche suo errore di troppo. Ed il destino stava già aspettando …c’è tempo per un 3° posto a Montreal, sotto un diluvio universale, con la parte anteriore della macchina divelta per un contatto, che lascia a vista i suoi piedi nell’abitacolo. L’ennesima impresa, con una macchina inguidabile. Per evitare di venire squalificato, ad un certo punto, andra’ volontariamente contro un muretto, per staccare definitivamente l’alettone, che penzolava pericolosamente. C’è anche un altro episodio…. un’ ultima vittoria, a Istrana…..il giorno della sfida con gli F104, organizzata da Rombo, un F1vs Aereo cui partecipavano altri piloti, che si tradusse in un bagno di folla incredibile, con Gilles che battè anche gli aereoplani, in una gara di accellerazione. Gilles ha anche una trattativa in corso con la Mclaren, ma poi salta tutto , per amore di Enzo Ferrari e per la correttezza di fondo che il canadese aveva. Data una parola, era quella e punto. Purtroppo, ma questo lo si saprà solo in seguito, anche il suo matrimonio, che aveva sconfitto le ristrettezze della vecchia vita ai tempi delle gare in motoslitta, sta ora iniziando a saltare. Lui e Joanne, la compagna di sempre arrivano ad un passo dal divorzio, a Long Beach, per il GP usa 82. Lui strappa però i documenti , salta in macchina e va a prendersi un terzo posto, con la Ferrari del doppio alettone, per poi venire squalificato per irregolarità. Ma ormai è chiaro a tutti che la Ferrari versione 1982 c’è, ed in modo concreto.…la squadra è consolidata, nuovo progettista ed una coppia di piloti affiatati anche fuori dalle piste. Vivono la loro amicizia alla vecchia maniera…sfide di velocità per strada,e fanno i birichini nella Milano da bere con qualche modella …sembra essere proprio, finalmente l’anno di Villeneuve….la nuova 126 c2 è una gran macchina, e dopo le prime gare con qualche difetto di gioventù , finalmente si iniziano a raccogliere i frutti del lavoro, a Imola..doppietta Rossa e pubblico fuori di testa…..ma Gilles non vince. Vince Pironi, che lo beffa all’ultimo giro. Su questo episodio si è detto e scritto. La realtà degli accordi presi prima della gara non la sapremo mai.Tantomeno cosa realmente volesse dire il famoso cartello slow. Di certo, i due, non furono più amici dopo quella gara, e Gilles si sentì tradito dal suo compagno da cui si aspettava che le coprisse le spalle, ma anche dalla Ferrari che non le rese giustizia, per il presunto torto subito. Unica cosa positiva, l’episodio aveva in qualche modo riavvicinato i coniugi Villeneuve. Al Gp del belgio il clima in rosso era pesante come piombo e Gilles non guardava nemmeno il suo compagno. La moglie, caso raro , non c’è, è a Monaco, per la comunione della figlia Melanie….Gilles è di umore tetro, quasi sconvolto ….in pista ha un buon 6 ° tempo ….Forghieri lo richiama ai box, ma lui si rilancia…c’è chi dice l’estremo tentativo di battere Pironi,Forghieri dice che Villeneuve non sa cosa sia un tranquillo giro di rientro o di lancio lui è a tavoletta sempre, sta solo tornando ai box …..passa il traguardo, la salita, la esse, e si fionda a circa 260 orari verso la Terlamenbocht un curvone da 5° piena….C’è un auto, lenta, la davanti, ma lui ha già deciso come e dove passarlo…..Jochen Mass guida quell’auto e decide di agevolare il passaggio della Ferrari, spostandosi proprio dove Gilles aveva deciso di passare….sono le 13.52 ….. la ruota davanti della Ferrari agganciò quella dietro della March di Jochen Mass e la macchina decollò malamente, sbattendo prima col retrotreno ma poi impattando col muso sul terreno, spezzandosi, proiettando il piccolo canadesino contro le reti, nel suo ultimo e disperato volo. Tutti erano abituati ai voli di Gilles….mio padre mi disse, tempo dopo, riparlandone “sai, per una attimo mi sono aspettato che si alzasse, si scrollasse la polvere e se ne tornasse a piedi ai box, eravamo talmente abituati a vederlo sul filo del rasoio che lo consideravamo come immortale” ma Lui era l’Aviatore e il fato ha voluto che lo fosse sino in fondo….le condizioni del pilota appaiono disperate….paradossalmente non avrebbe gravi ferite, solo un braccio rotto, ma il casco si è sfilato durante il decollo, danneggiando irrimediabilmente la spina dorsale….. sono le 21.12 di sera quando il suo cuore si ferma.
Lascia una moglie, due figli e un mondo che lo adorava per quello che era e come lo faceva, non per quello che otteneva. Per lui lì importante era andare al massimo. Se si vinceva meglio, ma se no pazienza. Con lui vincevi anche quando perdevi, diceva Ferrari.
Didier Pironi nel frattempo viene quasi linciato dalla stampa, specialmente quella Italiana, che lo accusa di aver innescato a Imola quel turbamento che ha portato Gilles a cercare quel giro impossibile. A posteriori fu una vicenda decisamente ingiusta, che condiziono’ l’intera vita a seguire del francese. Il quale era comunque legato a doppio filo all’ex compagno. In Germania ebbe un incidente simile, toccandosi con Prost, riporto’ ferite gravi e la sua carriera fini’ li…
23 anni l’incidente di Zolder il figlio di Gilles, Jacques, su una macchina n°27 vincerà la 500 miglia di Indianapolis, unico nella storia a farlo rimontando due giri di svantaggio. Nel 1997 vincera’ il titolo che era sfuggito al padre, beffando Schumacher all’ultima gara, nel modo peggiore, costringendolo ad una manovra poco pulita in frenata, una plateale scorrettezza che costera’ al tedesco la squalifica dal campionato. Il figlio ha battuto il pilota piu’ forte del mondo e la scuderia che si porta dietro l’ombra del padre. Perché Jacques non ama i paragoni con Gilles , non ne fa mistero ed anzi, arriva quasi a disconoscere la sua figura. Ci vorranno anni, una carriera in declino inesorabile e l’esilio dalla formula 1, perché il figlio faccia pace col ricordo del padre. Sinchè un bel giorno indosso’ un casco paterno degli anni 70, si sedette nell’abitacolo di una 312 t3 di proprietà del batterista dei Pink Floyd e la guido’ lungo la salita di Goodwod per l’annuale festival della velocita’ . Il cerchio è chiuso definitivamente.
Ormai dall’8 maggio 1982 sono passati i 27 anni….una vita. Gilles avrebbe 58 anni. A me piace pensare che correrebbe ancora, magari in qualche categoria minore, per il gusto di tirare al limite ancora. Certo è, che a dispetto dello scorrere inesorabile del tempo, il suo ricordo è ancora vivo.
Salut,Gilles.
Buon viaggio Gilles.
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